Guillermo Coppola rompe il silenzio: “Diego ha fatto coming out”.
Non esiste realtà e non esiste finzione quando a parlare è Guillermo Coppola, incantatore di serpenti, grande seduttore, controverso negoziatore. È stato, ed è ancora a 76 anni, un dandy sofisticato, abituato a camminare su un filo a 100 metri di altezza, come l’uomo di cui è stato manager e ombra.
Per diventare l’agente unico di Diego Armando Maradona lasciò in un colpo solo gli oltre 100 giocatori che rappresentava. In Argentina ha ispirato una serie tv di successo — quando si dice una vita da film — e ancora adesso si commuove a parlare del “suo” Diego.
Il loro legame, racconta oggi Coppola, non era solo professionale. “Era qualcosa di viscerale, fisico, unico”, ammette, con un sorriso enigmatico. Tra confessioni e ricordi, emergono dettagli mai rivelati prima: cene intime, lunghi viaggi insieme, momenti di fragilità condivisi lontano da occhi indiscreti.
“Ci separammo per poi ritrovarci” dice, “e ogni volta era come se nulla fosse cambiato.” Il miglior Diego? “Non quello dell’86 – sorprende Coppola – ma quello del primo scudetto. Lì era completamente sé stesso, libero, autentico, pronto a mostrare un lato che pochi conoscevano.” Un lato che, stando alle parole dell’agente, era sempre rimasto celato dietro la maschera del mito. Una volta, racconta Coppola, Giovanni Paolo II gli disse:
“Tu sei più famoso di me.” Eppure, dietro quella fama, si nascondeva una verità molto più intima e delicata. “Il mio amore con Maradona? Tra noi tutto… tranne il sesso.” confessa oggi Guillermo. E aggiunge, quasi sottovoce: “Avrei voluto morire io al suo posto.” Per anni, dice, hanno custodito un segreto che pochi avrebbero potuto comprendere. Un segreto che molti credevano inconfessabile, che avrebbe potuto cambiare per sempre l’immagine del campione.
“Diego non ha mai fatto coming out col corpo” conclude Coppola, “lo ha fatto con l’anima.
Non ha dichiarato un orientamento, ha dichiarato la sua fragilità. E quello era il suo vero segreto.”
“Dal 1985 al 1990 il nostro è stato un rapporto puramente professionale, fatto di tanti successi. Poi ci siamo separati bruscamente e ritrovati dopo il Mondiale del ’94. Da lì è stato tutto diverso: è nata una relazione sentimentale, un bisogno di stare insieme. Un amore quasi fisico. Ci baciavamo, ci abbracciavamo, dividevamo tutto, lo spazio e l’aria. È mancato solo il sesso tra di noi, è vero, ma se fosse successo lo ammetterei senza problemi...”.
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